Come si guarda un film: due incontri all’insegna della cultura cinematografica

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Pubblicato: aprile 05, 2018 - 1 Commento

05/04/2018 – Il Cineclub Il Raggio Verde, in collaborazione con Cine Club Scaglie – Clan Destino, TeatroCinema Europa e Riunione Cattolica Evangelista Torricelli e con il supporto tecnico di Cinemaincentro, propone un doppio appuntamento all’insegna della cultura cinematografica dal titolo “Come si guarda un film”.
L’invito a partecipare è rivolto a quanti vogliano affinare le proprie competenze nella settima arte confrontandosi con alcuni esperti del settore, ma anche a chi, disponendo di basi più solide, voglia comunque approfondire alcune tematiche e risolvere dubbi tecnici.
Si parte martedì 10 aprile alle ore 21, presso il Cinema Teatro Sarti (via Scaletta 10), con Piero Di Domenico che parlerà del “Linguaggio del Cinema”. Di Domenico è docente presso l’Università degli studi di Bologna, dove insegna Tecnologie Multimediali: giornalista e critico cinematografico, collabora con le pagine culturali del “Corriere della Sera”. I suoi studi vertono sul rapporto tra l’immagine e le nuove tecnologie.
Giovedì 19 aprile, sempre alle ore 21 presso il Cinema Teatro Sarti, sarà la volta di Roy Menarini: “Critica e Cinefilia” è il tema prescelto. Menarini è critico di fama nazionale e professore di Cinema e Industria Culturale all’’Università degli studi di Bologna, sede di Rimini, tra le sue collaborazioni segnaliamo quella con la Cineteca di Bologna per la quale ha curato, nel 2012, la rassegna Cinefilia Ritrovata. Tra i sui temi di ricerca figurano le metodologie critiche, la scrittura creativa, le forme della recensione, gli studi sui festival.

Ingresso intero: 7 euro, 12 euro per le due serate Riduzioni: Cineforum Circolo Torricelli, Cineclub Scaglie, Tessera Europa: 6 euro, 10 euro per le due serate Tessera web: 5 euro, 8 euro per le due serate Cineclub Il Raggio Verde: 4 euro, 6 euro per le due serate

1 Commento

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  1. Su “Come si guarda un film”
    Il tema certamente sottintende una relazione fra spettatore e immagine in movimento altamente complessa, che teorici e critici del cinema hanno affrontato più volte. Ma quella relazione si banalizza enormemente se la dipendiamo dal semplice “guardare”, mentre, immaginando l’obiettivo di questo corso, ne andrebbe colta la complessità ponendo come tema il come “vedere”, ma ancora meglio, come ci ricorda l’ormai classico Casetti, il come “percepire”. Forse è sulla percezione che il comune spettatore ha bisogno di essere indirizzato per “non accontentarsi di ciò che si vede”, o di ciò che gli si fa vedere, di non essere “soggiogato dal film” o da tutti quegli apparati aventi quella funzione, ma “rispondergli con senso critico”. Oppure, se come scriveva Bazin il cinema è un linguaggio, allora occorre affrontare la questione su come “ascoltarlo” che va oltre il semplice udire. Inoltre da non dimenticare l’aspetto esperienziale del cinema come effetto esistenziale sullo spettatore che ovviamente sa porsi in questo tipo di rapporto, su cui teorizzarono Benjamin, Adorno e Kracauer. Affine a questo concetto si può porre il pensiero del filosofo Pietro Maria Toesca che definì la macchina da presa “macchina da presa di coscienza” in relazione a quella di Gian Vittorio Baldi con la quale vedeva e faceva vedere la realtà. Lo spettatore dovrebbe immedesimarsi in quella mdp, vedere, prendere coscienza.

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