Dopo i funerali di Nadiani, lettera aperta al sindaco: la cultura a Faenza è dimenticata

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Pubblicato: agosto 01, 2016 - 3 Commenti

01/08/2016 – Lettera aperta di Renzo Bertaccini (Bottega Bertaccini), diretta al sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi, scritta dopo la morte dell’amico Giovanni Nadiani e i messaggi istituzionali di cordoglio arrivati da Palazzo Manfredi alla notiza della scomparsa del poeta professore:
Caro Sindaco,
adesso che abbiamo accompagnato il nostro Giovanni Nadiani nel suo ultimo viaggio, vorrei rispondere alla tua dichiarazione per la scomparsa del nostro amico poeta.
Perdona se non mi viene la mia abituale ironia. Non ti nascondo infatti la mia rabbia e il mio fastidio a leggere quelle parole, le stesse che avete usato (parlo di voi istituzioni) due anni fa alla morte di Guido Leotta. Allora se ne era andato “una colonna della cultura faentina”, adesso invece è la volta dell’intellettuale eclettico “che ha lasciato un segno profondo”.
Belle parole, ah sì sì, peccato che nessuno di loro le possa più sentire. Basta, per favore.
Scriveva Nadiani alla scomparsa di Leotta: “Sognavamo una Casa della Letteratura in cui far convergere tutte le iniziative attorno a quest’arte sempre più bistrattata. E in trent’anni, dopo centinaia di libri pubblicati, le recensioni nei maggiori organi di stampa, dopo il Premio della Traduzione del Ministero della Cultura, i premi e i riconoscimenti di tanti enti internazionali come l’Unesco, ebbene sì in trent’anni il Comune di Faenza nel suo provincialismo non è stato in grado di trovare neppure un sottoscala, nonostante le reiterate promesse di sindaci e assessori”.
Altri intellettuali, altri studiosi, altri artisti se ne andranno, d’altronde siamo una razza di morti. Volete aspettare che siano tornati a essere polvere per accorgervi di loro e riconoscere il loro lavoro?
Cosa ne è dell’arte e della cultura a Faenza? Stiamo diventando una città fighettina, modaiola, distratta, sorda, superficiale, smemorata. Volete passare alla storia per questo?
Voi dovete amministrare questa città, ma serve un grande respiro, una programmazione, una progettazione. Cominciando dalle istituzioni culturali cittadine per esempio: non è possibile che la biblioteca, la pinacoteca, le scuole di musica e di disegno vivano alla giornata, in uno stato di costante precarietà, senza finanziamenti, senza prospettive certe, con un personale ridotto all’osso. Dopo di che passiamo al resto.
Non rappresento altri che me stesso ma mi sento parte di quel movimento di pensieri e di persone che operano nell’arte e nella cultura, con costanza e coerenza, e che chiedono impegni e rispetto. In vita possibilmente”.

3 Commenti

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  1. E se approfittassimo, noi operatori culturali e Amministratori, per prendere spunto da quello che Bertaccini scrive, e che in gran parte condivido, per cominciare un serio e approfondito confronto sui temi delle politiche culturali in città, sui progetti e sulla “visione” del ruolo e del peso dell’arte e della cultura per la nostra comunità?
    Questo è ovviamente un invito a farlo, noi siamo come sempre, disponibili al confronto.

  2. Certo che le visioni miopi di chi non solo non investe, ma nemmeno riesce a riconoscere l’eccellenze che ha intorno è frustrante.
    È indubbiamente necessario uno scatto di orgoglio che risvegli dal torpore che attanaglia le nostre amministrazioni e bene ha fatto Bertaccini a sferzare, ora è il momento, per chi ha il dovere e il coraggio di farlo, di rilanciare

  3. A proposito di Minardi. Vorrei, come operatore culturale, lasciare un commento riferendomi alla scuola di disegno perché sono coinvolto come docente, da tempo insegno nei corsi di disegno per ragazzi. La scuola di disegno da qualche anno ha una guida (il MIC), una volontà “operativa” di raccogliere iscrizioni, una comunicazione pubblica, qualche piccolo investimento, forse un deficit di identità. Io sostengo che questo deficit sia comune a tutti i “promotori di corsi”. Penso che vada riprogettato cosa sia insegnare le tecniche delle arti. Nessuno di mia conoscenza ha un modello, una risposta coerente con i tempi e con le persone che vivono questi tempi. Credo che il problema derivi dal fatto che proporre di fruire o produrre cultura visiva senza avere in mente un modello di Persona indebolisca i nostri sforzi. Forse sappiamo cosa fare per i piccoli, meno cosa fare con i giovani e gli adulti. Mi piacerebbe partecipare ad una discussione, sarebbe bello se gli “operatori culturali” e le istituzioni cominciassero a ragionarci sopra; non so se la nostra amministrazione senta l’esigenza di Stati Generali della Cultura, non sono neanche tanto sicuro che ci sia una volontà di ascolto diffusa.Sottolineo ascolto. Sono sempre disponibile per accogliere altri interventi.

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